IL PADIGLIONE DEGLI UFFICIALI
PESCHIERA DEL GARDA
Il Padiglione degli ufficiali ha un ruolo di spicco nel contesto urbano. Ripristinare il dialogo tra l’edificio e le altre architetture storiche del luogo valorizzando gli elementi naturali è tra gli obiettivi dell’intervento.

Qualsiasi progetto di intervento su un’architettura inserita in un contesto urbano, specie se di impianto antico, richiede l’esame delle condizioni, dei legami e dei vincoli imposti dalla conformazione dell’immediato intorno; intendendo con la parola “conformazione” l’insieme dei valori e degli elementi urbani. 

Questo esame preliminare assume particolare importanza nel caso della parte di centro storico in sinistra Mincio, la cui conformazione è l’esito di due interventi di gran portata urbanistica: la costruzione della cinta magistrale bastionata, nel XVI secolo, e la disposizione della piazza delle caserme, nel XIX secolo. 

Anche l’osservatore distratto si rende conto, percorrendo le vie di una città, o di una sua parte, che relazioni geometriche e organizzative sono implicite nella reciproca disposizione degli edifici, nella trama dei percorsi, nel disegno delle superfici, nella successione e dimensione degli spazi liberi. Questa generica idea di organizzazione scaturisce dalla percezione diretta, ma nella forma urbana vi è un ordine che sfugge alla semplice osservazione e di cui le percezioni sono soltanto un indizio.

Restauro conservativo

Descrizione visiva dello spazio urbano

I principali riferimenti visivi sono ancora oggi quelli che hanno strutturato l’assetto urbano cinquecentesco e ottocentesco: la cinta magistrale bastionata e il sistema delle caserme. Tuttavia la presenza di elementi incongrui, edifici e vegetazione, e le trasformazioni delle architetture e degli spazi, ostacolano la percezione diretta ed espressiva dell’insieme urbano. 

Ricordiamo, tra le trasformazioni più incisive, il tracciato stradale ottenuto con la costruzione di un nuovo ponte, l’apertura di un varco nella cinta bastionata, la parziale demolizione della caserma di fanteria, la riduzione del parco ottocentesco. Sull’opposta riva fluviale ostacola la percezione d’insieme del paesaggio urbano la scuola elementare ubicata in piazza Ferdinando di Savoia, sulla riva del canale di mezzo. Quest’edificio interrompe la direttrice che metteva in diretto collegamento visivo l’invaso spaziale della piazza d’Armi, delimitato dalla Rocca e dall’Ospedale Militare, con la cinquecentesca facciata di Porta Verona e con la Caserma di Artiglieria, sulla riva opposta. Chi entrava da Porta Verona, prima della costruzione della scuola elementare, aveva la percezione complessiva delle due parti fondamentali della città. 

Per quanto riguarda la vegetazione, occorre ricordare l’esistenza di alberi di notevole importanza naturalistica e storica, inseriti nel sistema del parco ottocentesco. Questo insieme, seppur in parte trasformato rispetto all’originale, merita speciale attenzione; si dovrebbe riordinare il verde pubblico, spesso trasformato da impianti disorganici al disegno originario ed al complesso edificato. La medesima considerazione va ripetuta per i terrapieni della cinta magistrale, dove la vegetazione appare ancor più disordinata e contrastante con le strutture monumentali.

Restauro conservativo

Il PADIGLIONE GRANDE DEGLI UFFICIALI – IL CARATTERE ARCHITETTONICO DELL’EDIFICIO

“La vera terra inestetica non è quella in cui l’arte non è mai cominciata, ma è quella che, disseminata di capolavori, non è in grado né d’amarli né di conservarli.”

Georges Perec

Recits d’Ellis lsland, 1981- 82

LE FONDAZIONI

L’ingegno costruttivo che diede vita al Padiglione degli Ufficiali. La tessitura delle fondazioni alla base di un’architettura esemplare per il suo rapporto con l’acqua.

Dalle fonti iconografiche si è desunta e riportata negli elaborati grafici la struttura di fondazione padiglione. Essa sembrerebbe costituita, almeno in gran parte, da palificazioni di legno infisse nel suolo fino a raggiungere lo strato di terreno argilloso più consistente. Si ipotizza che a collegamento della testa dei pali corre una doppia orditura di travi pure di legno che sopporta la muratura di fondazione soprastante. Questa, è più larga della muratura soprastante di elevazione e si presume sia costituita in pietra e calce viva spenta in opera, secondo la tecnica del calcestruzzo romano. 

Probabilmente la muratura in pietra è alternata, nel senso dell’altezza, con strati di muratura in mattoni con funzione di ripianamento e regolarizzazione. 

La quota d’appoggio del dado di fondazione è circa 3 m inferiore alla quota dei pavimenti attuali del piano terra, mentre la quota di spiccato delle murature è circa 30 cm inferiore sempre rispetto alla quota dei pavimenti attuali del piano terra. 

Padiglione Ufficiali -disegni storici, piante e sezioni- 1857, Kriegsarchiv di Vienna
Padiglione Ufficiali -disegni storici, piante e sezioni- 1857, Kriegsarchiv di Vienna
Il sistema drenante e di smaltimento delle acque

Un dettaglio costruttivo che qualificò Il Padiglione degli Ufficiali all’avanguardia per funzionalità e comfort.

Sotto i pavimenti del piano terra vi è uno strato di materiale atto al drenaggio e delle canalizzazioni per Io smaltimento delle acque sia meteoriche sia nere.
Le acque meteoriche provenienti dal tetto, con un sistema di cui si dirà più avanti, ed in parte dai piazzali, sono raccolte in un cunicolo distante circa 1m dalla muratura, parallelo al lato Nord ed interrato a circa 70 cm di profondità rispetto il piano attuale del cortile. Il cunicolo di raccolta che corre lungo la facciata nord, intercetta altri cunicoli posti trasversalmente che lo collegano al canale del Fiume Mincio.

Le murature in elevazione

Il cuore-fortezza dell’edificio. La tripartizione della struttura e gli spessori murari calibrati sulle sue diverse funzioni.
L’edificio del Padiglione si suddivide in tre parti, quella di mezzo, anti-bombe, e le due ali laterali. In generale le murature di elevazione sono costituite di mattoni e roccia, malta molto tenace ed inerti grossi. La parte centrale presenta, murature in elevazione con spessori notevoli e maggiori rispetto alle ali laterali, questo sia per supportare i carichi del terrapieno in copertura e delle strutture trasmessi alle volte, sia per resistere alle offese di carattere bellico.
Lo spessore di tali murature è di circa 1 metro lungo i prospetti nord e sud e di circa 2 metri in corrispondenza dei tratti trasversali che dividono la parte centrale dalle ali laterali, presentano spessori di murature inferiori circa 0,85 metri lungo i prospetti nord, sud, est ed ovest. In corrispondenza delle murature interne si hanno spessori variabili di circa 0,35 metri fino a circa 1,30 metri.

A sostegno della copertura, nel piano del sottotetto, troviamo setti murari caratterizzati da un’infilata di archi a tutto sesto nella parte centrale dell’edificio, mentre ali laterali sono caratterizzate da un’infilata di archi a tutto sesto e a collo d’oca. 

Le strutture orizzontali

Il pregio delle volte. Diverse per tipologia, dimensione e forma sono tra i caratteri architettonici più originali dell’edificio.

Le strutture orizzontali della parte centrale dell’edificio sono interamente costituite da volte in mattoni, sia al piano primo sia nel piano del sottotetto.

Le volte soprastanti il lungo corridoio posto verso il lato nord sono a vela, le volte soprastanti le stanze di mezzo sono a botte, ad una testa con spessore di circa 0,27 metri mentre le volte soprastanti le grandi stanze rivolte verso il canale Fiume Mincio sono dimensionalmente il doppio rispetto alle volte a botte, costituite da 2 teste, con spessore di circa 0,40 metri e sono volte a botte a sezione policentrica (volte ribassate). Le volte del secondo solaio presentano spessori maggiorati in quanto devono supportare il carico del terreno costipato che costituisce il piano di calpestio del piano di sottotetto della parte centrale.

Lo strato di terreno, dello spessore medio di circa 1,30 metri, aveva l’importante funzione di proteggere la struttura dai colpi di artiglieria.

Per questo terrapieno era previsto un sistema drenante nel caso che le coperture fossero danneggiate dagli eventi bellici e non fosse possibile procedere subito alla loro riparazione. In tal caso, infatti, l’eventuale pioggia avrebbe notevolmente appesantito il terrapieno e si sarebbe potuta infiltrare nei locali sottostanti.

Le infiltrazioni d’acqua erano intercettate da uno strato impermeabile posto all’estradosso delle volte, in genere costituito da bitume e da coccio pesto, e convogliate verso doccioni che, inseriti armonicamente nel disegno delle facciate, costituiscono anche elemento architettonico.

Nel nostro caso la copertura alla prova è ancora pressoché integra.

Sezione riportante il terrapieno tra copertura e solaio
Sezione riportante il terrapieno tra copertura e solaio
La copertura

La tripartizione del tetto. L’orditura delle travi lignee e la diversa tessitura dei corpi dell’edificio.
Copertura attuale in tegole a canale senza abbaini Vista della copertura dall’interno
Copertura attuale in tegole a canale senza abbaini Vista della copertura dall’interno
Copertura storica con abbaini Dettaglio della copertura attuale
Copertura storica con abbaini Dettaglio della copertura attuale

La copertura è costituita da un tetto a semi padiglione a tre falde in struttura lignea con manto in tegole a canale (coppi).

La struttura della falda di mezzo è costituita un’orditura primaria, costituite da una trave di colmo e due travi laterali ad andamento longitudinale che poggiano su setti murari, da falsi puntoni ad andamento trasversale appoggiati su setti murari e sulla muratura perimetrale. Tale travatura porta un’orditura costituita da travicelli in legno (terzere) ad andamento longitudinale portanti e listelli su cui poggiano tavelle in laterizio e coppi.

La struttura delle falde laterali risulta essere costituita nello stesso modo, ma è priva di un’orditura.
In generale si ritiene che le varie orditure siano quelle originali, ma che siano stati ampiamente rimaneggiati gli elementi lignei (travi), questi sono parzialmente di recente fattura, così come parte del manto di copertura e delle loro ferramenta.

Le gronde in aggetto sono di pietra locale portate da cornici di coronamento in pietra rossa Verona, con una certa ricercatezza, secondo un modello ricorrente nel periodo.

Il canale di gronda ed i pluviali attuali sono dovuti ad interventi relativamente recenti.

Il sistema originario era costituito da un canale di gronda in lamiera appoggiato sulla lastra in pietra costituente la gronda. Nella stessa lastra era ricavato un incasso in cui trovava alloggiamento un canale che portava l’acqua verso una sorta di pozzetto di raccolta ricavato nello spessore della muratura in facciata. Tale condotto verticale termina al piede delle murature con un pozzetto di raccordo alle condotte sotterranee più sopra descritte.

I collegamenti verticali

Le scale in pietra: un’anima verticale al centro di ogni sezione.

Il piano terra, il piano primo ed il piano sottotetto sono collegati da scale collocate nel mezzo di ogni modulo. Una si trova nella parte centrale, questa è la principale, la più grande rispetto alle altre che si trovano rispettivamente nel mezzo di ciascuna delle ali laterali. Tali scale sono realizzate in pietra con gradini monolitici e sono portate da un sistema di voltine poggianti sulle murature trasversali che definiscono il modulo e da due setti murari di spessore ridotto che costituiscono anche l’incastro dei gradini.

Collegamento verticale principale
Collegamento verticale principale

Da una prima analisi i gradini potrebbero essere realizzati in pietra locale piuttosto compatta. L’accesso alle scale avviene al piano terra dal corridoio distributivo rivolto a Nord, questo come spesso accade, riesce a chiarire la gerarchia degli accessi e spesso degli affacci di un edificio.

Collegamento verticale principale
Collegamento verticale nell'ala laterale
Collegamento verticale nell'ala laterale
Gli intonaci interni e le finiture parietali

Le superfici delle pareti interne quale cartina tornasole della storia dell’edificio. I rifacimenti e le modifiche nel tempo.

Tutte le superfici murarie interne sono intonacate con un intonaco originariamente steso a due strati: il primo strato, di fattura e granulometria più grezza, con funzione di regolarizzazione del paramento murario; il secondo strato costituito dall’arricciatura al civile con funzione di finitura. Nel corso degli anni, a causa d’adattamenti, modifiche, riparazioni ed altro, le superfici intonacate sono state, in molte zone, alquanto manomesse. Vi sono intonaci di varia natura e granulometria, costituiti da malte di calce aerea, di calce idraulica, di cemento e bastarde. Quasi ovunque sono state ricavate tracce per la messa in opera d’impianti di vario tipo con parziali demolizioni e rifacimenti d’intonaci.

Intonaco interno rovinato
Intonaco interno rovinato
Tracce ricavate per gli impianti
Tracce ricavate per gli impianti
Murature del sottotetto prive d’intonaco
Murature del sottotetto prive d’intonaco

Sul soffitto a botte di alcune porzioni di edificio, in tempi recenti, è stato demolito l’intonaco esistente per mettere in luce la tessitura muraria in mattoni.
Operazione condotta forse con l’intento di conferire all’ambiente un carattere “pittoresco”.
Le murature del piano di sottotetto, probabilmente fin dal momento della sua costruzione, sono prive d’intonaco, sia sul breve tratto emergente delle murature perimetrali, sia sui setti murari trasversali.

Gli intonaci e l’apparato decorativo esterno

Le finiture e i dettagli architettonici esterni. Le scelte che hanno definito lo stile architettonico dell’edificio.
Superfici non intonacate
Superfici non intonacate
Superfici intonacate
Superfici intonacate

Le superfici lavorate ad intonaco sugli esterni, nel caso dell’edificio considerato si collocano interamente sui prospetti Sud, Est, Ovest e Nord in corrispondenza delle ali e al piano primo della parte centrale.

Questi rivestono una grande importanza: non solo per la loro funzione protettiva ma per il loro apporto nella definizione stilistica e morfologica dell’architettura a rafforzamento della connotazione architettonica ottenuta con le strutture murarie

Bugnato intonacato
Bugnato intonacato
Pietra angolare
Pietra angolare
Cornice marcapiano e zoccolatura
Cornice marcapiano e zoccolatura

La struttura muraria al piano terra di una consistente porzione della parte centrale del prospetto Nord, quello affacciata sulla strada carrabile, prevede nella sua tessitura e partitura la realizzazione dell’intonaco a bugna da ricavarsi con intonaco anche a spessore differenziato. Solo la porzione più centrale del prospetto Nord, dove sono collocati i cinque portoni di accesso e gli angolari sono rafforzati e nobilitati con blocchi di pietra opportunamente lavorati a bugnato.

Di pietra è costituita anche la fascia marcapiano, su cui sono impostate le mensole (modiglioni) che sorreggono l’apparato di gronda, tale fascia marcapiano corre su tutti i fronti dell’edificio come decorazione e divisione tra il piano terra ed il piano primo.
Il piede della muratura delle facciate è protetto da un rivestimento in lastre di Rosso Verona per un’altezza media di 80 cm. Tali lastre sono giustapposte alla muratura con malta e si suppone che poggino su un cordolo di muratura interrato.

Le tinteggiature

Dall’originale tinteggiatura a calce agli strati del colore nel tempo.

La situazione attuale è quanto mai variegata e confusa, rappresentando il risultato d’innumerevoli interventi sulla pellicola pittorica. In generale, per quanto si può constatare da lacerti di pitturazioni potenzialmente ascrivibili in prima analisi all’intervento originale, le superfici furono in origine, probabilmente, tinteggiate a calce sull’intonaco ancora fresco.

Tutti i prospetti presentano lacerti di intonaco presumibilmente a base di calce e sabbia. I prospetti con la maggior presenza di intonaco sono il lato nord ed ovest. La gran parte degli intonaci, coevi alla realizzazione dell’immobile, è caratterizzata dalla presenza di numerosi spanciamenti e polverizzazione superficiale.

Tutte le parti basse dei primi due corpi ai lati del corpo centrale lato Nord dell’edificio sono caratterizzate dalla presenza di intonaci realizzati a bugna, tale motivo si ripete, in pietra nella parte centrale e su tutti gli angolari. Internamente troviamo differenti finiture: malta a base di calce con inerti fini, malta a base di calce con inerti grossi tipo ghiaino e malta cementizia. Solo il piano di sottotetto non presenta finiture ad intonaco.

I contorni in pietra alle aperture

Le finestre e le loro cornici. La ricerca formale per la qualità estetica dell’edificio.

Le facciate si presentano con apparati caratterizzati da aperture regolari e allineate e da elementi architettonici ricorrenti, ingressi, portoni decorati a bugna in pietra, finestre circondate da cornici in pietra, trabeazioni e timpani, cornici marcapiano, angolate in bugnato di pietra, cornici di coronamento sovrapposti da aggetti di gronda.

La qualità architettonica e formale dell’edificio trova la sua conferma nei contorni in pietra dei portoni, delle finestre e di tutti gli elementi in pietra. La qualità dell’esecuzione, le generose sezioni impiegate, la ricerca formale nel disegno sono infatti determinanti nel definire l’immagine del monumento.

I contorni di porte e finestre sono realizzati in pietra locale sia nella parte esterna dell’edificio, sia nella parte interna prospiciente il sistema distributivo principale (galleria di accesso) posto a nord.

Contorno finestre in pietra
Contorno finestre in pietra
Bugnato in pietra attorno i portali
Bugnato in pietra attorno i portali
Bugnato in pietra attorno i portali
Le pavimentazioni

I rilievi per la ricerca della pavimentazione originaria. Pietra, terrapieno e legno.
Pavimentazione in lastre di pietra Rosso Veronese
Pavimentazione in lastre di pietra Rosso Veronese
Pavimentazione in gres
Pavimentazione in gres
Pavimentazione in marmette di cemento
Pavimentazione in marmette di cemento

Per una prima identificazione delle pavimentazioni sono stati eseguiti dei saggi in alcuni punti del primo piano. A questo piano i locali si presentano generalmente pavimentati con marmette in graniglia e cemento o in cemento di fattura recente; in alcuni casi, come nei servizi igienici, vi sono pavimenti in gres.

I saggi hanno consentito di rilevare in vari locali la presenza sotto il pavimento attuale, del pavimento originario in pietra locale. In altri locali, sotto il pavimento attuale, è visibile un pavimento precedente pure in marmette di cemento non ascrivibile al momento costruttivo originario. In qualche caso sotto il pavimento attuale non è visibile altro pavimento ma solo il sottofondo di posa; in questi casi evidentemente il pavimento originario è stato completamente demolito.

In generale il livello delle pavimentazioni del primo piano è stato rialzato rispetto a quello originario di circa 6-8 cm. Ciò è chiaramente rilevabile in corrispondenza del pianerottolo d’arrivo della scala al piano primo, dove s’intravede la pavimentazione in pietra originaria.

Al piano terra sono visibili pavimentazioni in marmette di cemento e in materiali ceramici. Originariamente, anche per questo piano, le pavimentazioni erano costituite di lastre di pietra rosso veronese.

Nel caso della pavimentazione posta su tutti i sistemi distributivi a corridoio posti a nord, sia al piano terra che al piano primo, la pavimentazione risulta essere quella originaria, costituita da lastre in pietra in rosso veronese.

Nelle pavimentazioni rilevate nel piano di sottotetto, si riscontrano delle sostanziali differenze rispetto a tutto il resto dell’edificio, nella parte centrale di questo troviamo un terrapieno di altezza circa 1,30 metri (terra battuta a protezione dai colpi di artiglieria), mentre nelle ali laterali traviamo una pavimentazione lignea, composta di travi, assito ed elementi in cotto.

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